Volontariato internazionale
Prima Missione umanitaria in Kosovo con Vittorio Sgarbi - Pasqua 1999
Da tempo Vittorio Sgarbi denunciava la situazione in Kosovo durante la sua trasmissione " Sgarbi Quotidiani " in onda su Canale5 e mentre l'opinione pubblica mondiale si rendeva conto con orrore del genocidio che Slobodan Milosevic - il macellaio dei balcani - stava perpetrando tramite la criminale pulizia etnica in Kosovo, lui iniziava a prendere contatti con enti ed organizzazioni governative e non, al fine di poter dare un contributo concreto alla disastrosa situazione dei profughi che si era venuta a creare in Albania: poveri cristi scampati a massacri, stupri e violenze . arrivavano al confine di Morini - che delimita la linea di separazione tra Kosovo ed Albania, stremati e disperati, senza punti di riferimento.
Il mondo intero stava allestendo una gigantesca macchina di soccorso e c'era bisogno di tutto: logistica, assistenza tecnica ed umanitaria, generi di prima necessità, strutture mobili, ospedali da campo e tant'altro. Ma c'era anche bisogno di reporter e giornalisti che raccontassero e documentassero quello che stava accadendo. La nostra protezione civile aveva varato la Missione Arcobaleno e Vittorio aveva lanciato un tam tam per dare una mano.
Lo contattai offrendo disponibilità e dopo aver raccolto un discreto quantitativo di materiale, lo portai a Roma nel magazzino di stoccaggio che aveva messo a disposizione per raccogliere e successivamente inviare per nave a Durazzo - Albania - tutto quello che arrivava dall'Italia intera.
Sgarbi aveva deciso di recarsi in quei luoghi per capire meglio la situazione e conseguentemente dare un più incisivo contributo come parlamentare.
Il giorno dopo il mio arrivo a Roma sarebbe partito. Inaspettatamente mi portò con se e iniziò la mia avventura di giornalista reporter in zone di guerra. Non avrei mai immaginato che poi ci sarei tornato altre volte ed avrei scritto un libro che raccontava la cronaca di quelle missioni internazionali di pace, ove la solidarietà era più forte dell'odio e le mani che curavano si opponevano a quelle che uccidevano e torturavano .
Abele veniva in soccorso delle vittime di Caino .
Prima Missione umanitaria in Kosovo con Vittorio Sgarbi - Pasqua 1999
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Seconda missione in Kosovo-Albania col pulmino di Casalromano- Primavera 1999
Appena tornato da Tirana, mi diedi subito da fare per organizzare una seconda missione: non dormivo la notte e non riuscivo a darmi pace né a dimenticare l'orrore che avevo visto .dovevo tornare ad aiutare quella povera gente . quei miei fratelli più sfortunati che erano ammassati nel girone infernale dantesco di Kukes, come veniva chiamato ma io lo ribattezzai girone della misericordia infatti se solo 10 persone su 100 riuscivano ad imboccare la lunga,tortuosa e sofferta via per Tirana, almeno altrettante 1000 persone si davano da fare per risolvere quell'intrigo di burocrazia e disperazione.
Arrivavano con ogni mezzo a Kukes dal confine di Morini che distava circa un centinaio di chilometri; ma poi arrivare a Tirana era una impresa disperata perché la distanza in linea d'aria era di circa 400 km ma se ne dovevano percorrere ben di più perché la strada era disastrata e si snodava tra montagne e gole scoscese, senza segnaletica e irta di insidie,la prima delle quali la spietata e crudele mafia albanese.
Tutti i giorni da Kukes partivano carovane organizzate, taxi, pullman, pulmini e trattori auto private eccetera ma i privati volevano l'enormità di 500 marchi per il tragitto ed erano pochissimi quelli che li avevano, dato che le luride milizie serbe li avevano già saccheggiati di tutto . quindi quelli che non trovavano posto su mezzi militari o delle varie o. n .g. ( organizzazioni non governative di volontariato ) erano costretti a sopravvivere in un area di sosta in cui le condizioni igieniche erano terrificanti e il cibo era una chimera. Inutile dire che i bambini erano quelli che ne soffrivano più di tutti . ne morivano tutti i giorni, disidratati, affamati e stremati dalle malattie. Il primo campo attrezzato fu allestito dall'Italia ed altri ne stavano sorgendo; la Caritas come sempre era stata la prima ad essere operativa ma non bastava,i profughi aumentavano di giorno in giorno .
Così convinsi il sindaco di Casalromano, un piccolo comune del mantovano ove abitavo, a concedermi l'uso del pulmino 9 posti che solitamente era adibito al trasporto anziani e grazie ai contatti che avevo allacciato nella precedente missione con Vittorio, riuscii ad ottenere il visto governativo ed il supporto logistico tecnico e militare per l'imbarco a Bari per Durazzo e far base a Tirana presso la nostra ambasciata.
Non fu semplice ma dopo un mese circa partii e sbarcai a Durazzo accodandomi ad un convoglio della Croce Rossa e finalmente la notte stessa parcheggiai il furgone carico di generi di prima necessità nel cortile dell' ambasciata italiana della capitale albanese.
Il giorno dopo pianificai con le autorità locali e militari i miei tragitti e mi assegnarono una scorta ed il giorno seguente iniziai il mio servizio di trasporto profughi e rifugiati di guerra. Un andata e ritorno comportava due giorni ed altrettanti me ne servivano per ritornare ma ne valse la pena. Memorabile fu il primo tragitto in cui la scorta mi dovette abbandonare a 300 km da Kukes in quanto aveva la macchina ko e andai fino a Kukes a naso ricordando la strada che avevo fatto un mese prima.fui parecchio fortunato e chissà le fatiche del mio Angelo Custode. Comunque arrivai che c'era già buio e distribuii cibo e materiale igienico sanitario aiutato e scortato da un funzionario della prefettura e poi il mattino dopo caricai un intero nucleo famigliare che riuniva tre generazioni: nonni, figli e nipoti .. 15 anime da custodire e trasportare in salvo .. .disperati ed increduli che dall'Italia fosse arrivato uno sconosciuto da solo che li avrebbe portati a Tirana . e gratis per giunta.
Il funzionario della prefettura faticò non poco a convincerli a salire e solo dopo che ebbero visto l'auto di scorta della polizia si rasserenarono. Quel viaggio fu travagliatissimo ma infine a notte fonda giungemmo a Tirana. Durante il tragitto mi ero dovuto fermare più volte perché sia i nonni che i neonati ebbero parecchi conati di vomito e gli ultimi 100 km la scorta ci dovette lasciare perché avevano un'altra volta l'auto ko.
A Tirana il momento del commiato fu toccante,mi abbracciarono uno ad uno con i lacrimoni agli occhi. trovammo un traduttore dato che non parlavano né inglese,francese o spagnolo né tanto meno italiano e mi confidarono tra imbarazzi e risatine che solo a quel punto avevano realizzato che non fossi né pazzo e nemmeno un approfittatore. temevano che avessi preteso rapporti sessuali con le loro donne .. quando poi mi videro togliermi le scarpe adidas nuove per lasciargliele in regalo assieme a tutto quello che mi era rimasto in tasca allora capirono. Mi chiesero cosa avrebbero mai potuto fare in cambio. risposi che dovevano ringraziare la Madonna che aveva mandato qualcuno a salvarli da quell'inferno.. Loro musulmani soccorsi da un cristiano cattolico . è proprio vero che le Vie del Signore sono infinite .
Seconda missione in Kosovo-Albania col pulmino di Casalromano- Primavera 1999
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Terza missione in Kosovo-Albania: Visita di Stato col Presidente Emerito Francesco Cossiga e Vittorio Sgarbi -Aprile 2004
Alcuni anni dopo mentre stavo ultimando la stesura del libro Con Sgarbi nei Balcani, durante uno dei nostri colloqui telefonici volti ad ultimare i dettagli della stesura definitiva del libro, Vittorio mi invitò a tornare in Kosovo con il Presidente Emerito Francesco Cossiga, suo grande amico e sodale, per una Visita di Stato che sarebbe servita per verificare la situazione dei monasteri di Pristina e Pec che erano presidiati dalle nostre forze armate in missione di pace affinché non venissero saccheggiati dai musulmani albanesi, ostili ai simboli della cristianità . Vittorio infatti si era sempre dato da fare ai massimi livelli per preservare gli affreschi e le importanti opere d'arte ivi conservate.
La missione sarebbe servita anche a dare un segnale di fiducia ai nostri militari ed ai governi albanese e kosovaro . la situazione era rimasta - e lo è tutt'ora - critica ed episodi di intolleranza fra le varie enclavi, erano purtroppo molto frequenti, con conseguenze drammatiche per la popolazione e per gli equilibri politici e militari dello scacchiere dei Balcani, da sempre fulcro di instabilità e potenziale polveriera nel cuore dell'Europa.
Fu una esperienza importante e diversa dalle precedenti.andammo con l'aereo del Quirinale scortati di tutto punto e la nostra permanenza fu salutata da entusiasmo e consenso.
C'erano altri giornalisti e fu per me occasione di arricchimento ed ulteriore bagaglio di esperienza. Il Presidente Cossiga si rivelò cordiale e disponibile, tanto da concedermi un suo scritto da inserire come conclusione al libro che stavo ultimando. Inoltre ebbi modo di ammirare splendidi affreschi e quadri di grande valore e testimonianza artistica di elevato livello. I monaci furono particolarmente felici di rivedere Vittorio, da essi considerato un vero benefattore e . quasi un santo protettore . alcune foto testimoniano qualche fase saliente di quella terza missione umanitaria di Peace Keeping.
L'aver ascoltato la gente di quei luoghi ed i nostri militari, mi ha rinforzato nella convinzione che vale la pena finanziare e sostenere missioni umanitarie di pace in zone devastate dalla guerra, affinché non siano i kalasnikov ad aver ragione sulle coscienze.
Terza missione in Kosovo-Albania: Visita di Stato col Presidente Emerito Francesco Cossiga e Vittorio Sgarbi -Aprile 2004
Alcuni articoli di giornale sulle missioni umanitarie
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